Blanca
Regia 4
Soggetto e sceneggiatura 2
Fotografia 5
Cast 3
Colonna sonora 4

O dell’inesistenza del resto del mondo Perché bisognerebbe vedere Blanca, fiction Rai — sì, ho detto fiction Rai — del 2021, acquistata nientepopodimenoche da Netflix? Un po’ perché dobbiamo scrollarci di dosso qualche pregiudizio, un po’ perché bisogna ammettere che le acque attorno a noi sono aumentate e the times they are a-changin’, un po’ ..

Summary 3.6 bello

Blanca

O dell’inesistenza del resto del mondo

Perché bisognerebbe vedere Blanca, fiction Rai — sì, ho detto fiction Rai — del 2021, acquistata nientepopodimenoche da Netflix? Un po’ perché dobbiamo scrollarci di dosso qualche pregiudizio, un po’ perché bisogna ammettere che le acque attorno a noi sono aumentate e the times they are a-changin’, un po’ perché lo merita. 

Blanca è, in sostanza, un procedural, classico finché vogliamo, in cui, come spesso accade, il limite fisico della protagonista, stagista presso la Polizia di una Genova contemporaneamente così bella e industriale da sembrare irreale, diventa un elemento di forza tale da permettere la risoluzione dei casi, in indagini il cui esito sarebbe fallimentare, senza Blanca, i cui sensi — soprattutto l’udito — sono quasi sovrumani, in conseguenza della cecità in cui vive dall’età di 12 anni a seguito di una brutta storia di cui scopriremo purtroppo tutto. Niente di nuovo? Certo, d’altronde il poeta sostiene che tutto è già stato detto, tutto è già stato fatto, tutto è già stato pensato.

Eppure, come invece diceva Beckett, «non è stato detto tutto e non lo sarà mai». Ed ecco infatti che in Blanca sono le modalità del racconto a cercare di strappare, di eccedere, di emanciparsi e di smarcarsi da un Don Matteo qualsiasi o anche, perché no?, dai toni consueti e standard della serialità contemporanea — italiana, va bene, ma non solo, come ci insegna la stanchezza stessa del modello Netflix.

Ecco allora che a Blanca si vuole bene, gliene si vuole tanto, perché ci crede, mostra una possibilità, segna — non paia eccessivo — un potenziale tracciato.

Non lo fa certo nella scrittura, ogni tanto grottesca, né nei contenuti, che sono a volte un po’ prevedibili e spessi, tanto nella narrazione verticale — anche se non di rado ha come protagonisti dei villain inconsueti — quanto in quella orizzontale, a tratti debordante, poco conseguente e parossistica.

E francamente non lo fa neanche nella recitazione che, tranne in qualche luminosa eccezione (la protagonista, una folgorante Maria Chiara Giannetta e alcuni personaggi secondari su tutte), ci racconta ancora una volta di un problema di devastante carenza attoriale, per la produzione nostrana.

Lo fa invece, e in maniera splendida, nei modi, nel come del racconto, nelle soluzioni visive, nelle scelte della rappresentazione. Ed è proprio qui, nella forma, che, tra gli altri rischi, troviamo cromatismi pop entusiasmanti, nonché azzeccate e spiazzanti proposte visive — a livello fotografico, scenografico, di costumi, di messa in scena… — che sono davvero sul livello di produzioni internazionali, come, ad esempio, nel modo in cui viene resa la sensibilità spaziale ma anche relazionale di una persona non vedente rispetto al mondo circostante, sensibilità intesa come modo di figurarsi il non-visibile, di rappresentare ciò che non è dato agli occhi, l’essenziale, direbbe qualcuno.

Blanca non vede, ma sente, e sente in senso largo. La risposta al buio, negli episodi e nei momenti più riusciti della serie, è quella che si struttura in un mondo eccessivo, colorato, debordante, percorso e animato dalle musiche che Blanca ascolta e dai suoni che cerca o che la toccano, quasi ogni immagine fosse una proiezione del suo desiderio, delle sue paure, della sua volontà (e quindi della rappresentazione).

E forse, azzardiamo insistendo in questa possibilità, nulla di ciò che noi vediamo esiste davvero nei termini in cui lo vediamo, ma il mondo a cui assistiamo esiste solo perché esistono Blanca e le sue proiezioni, come suggerisce, vorremmo dire, il modo in cui — e occhio che qui siamo a rischio spoiler — il presunto cattivo della storia orizzontale cerca di controllare e di punire Blanca per qualcosa che lei dice di aver visto, quando era bambina. Il resto del mondo non esiste.

La forma, quindi, certo, fuori e dentro dalla metafora; ma non abbiamo sempre detto che nella produzione audiovisiva la forma è sostanza, la forma è contenuto, la forma è essa stessa narrazione?

Allora sì, un’altra serialità possibile, anche in Rai.

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