Christian
Regia 4
Soggetto e sceneggiatura 4
Fotografia 4
Cast 4
Colonna sonora 4

la speranza che abbiamo bisogno di vedere Una ragazza vergine, un bambino cresciuto come tutti gli altri fino a quando si rende conto che c’è qualcosa di diverso in lui, una prostituta che in qualche modo lo ama, le stigmate. Sono elementi di cui tutti abbiamo sentito parlare in una storia che ci viene raccontata ..

Summary 4.0 favoloso

Christian

la speranza che abbiamo bisogno di vedere

Una ragazza vergine, un bambino cresciuto come tutti gli altri fino a quando si rende conto che c’è qualcosa di diverso in lui, una prostituta che in qualche modo lo ama, le stigmate. Sono elementi di cui tutti abbiamo sentito parlare in una storia che ci viene raccontata fin da quando siamo piccoli, ambientata circa duemila anni fa in Palestina. Ma se invece fosse molto più vicina a noi? Se fosse ambientata a Roma al giorno d’oggi? Beh, allora forse staremmo parlando di Christian, ed è proprio questo il caso.

Il protagonista della nuova serie Sky Original, Christian appunto, è lo scagnozzo di fiducia di un boss locale, Lino. Fra i due c’è un rapporto particolare di cui non siamo a conoscenza e che si sviscera prepotentemente solo sul finale, ma si capisce fin dal primo episodio che si tratta di qualcosa in più rispetto a quello che solitamente si instaura fra un boss mafioso e un picchiatore del suo clan. La vita di Christian scorre tranquilla fra una resa dei conti e l’altra con i creditori di Lino fino a quando non comincia ad avere strani dolori alle mani e sanguinamenti da quelle che si rivelano essere delle vere e proprie stigmate. Christian non capisce cosa gli stia succedendo, cerca di nascondere le ferite e il dolore che puntualmente si acutizza nei momenti meno opportuni, cioè quelli in cui il suo lavoro gli impone di usare la forza. E quando comincia ad accettare che forse qualcosa non va, succede una cosa che gliene dà la certezza: con la sola imposizione delle mani riporta in vita Rachele (coincidenza che sia una figura importante nella Bibbia? Io non credo), una prostituta tossicodipendente morta per overdose nell’ascensore del palazzone dove entrambi vivono. Quello su Rachele è solo il primo di una serie di miracoli che Christian mette in atto prima segretamente poi sempre più alla luce del sole, e perché no, riuscendo anche a guadagnarci un po’ di soldi. Insomma è un Gesù contemporaneo, direte voi. Certo, fino a prova contraria. Perché, e questo c’è bisogno di ricordarlo bene, spesso e volentieri le cose non sono come sembrano.

Christian si instaura in un filone che negli ultimi anni sembra aver trovato terreno fertile, quello che potremmo definire degli eroi ultimi. Un po’ come accade in Lo chiamavano Jeeg Robot, ad avere i poteri, e con questi la possibilità di cambiare le cose, non è il classico eroe con il mantello ma una persona che vive al limite della società. Uno degli ultimi, appunto. Le periferie, il degrado, la criminalità fanno da sfondo alla storia di colui che sembra essere uno fra tanti e invece si scopre essere diverso, speciale. La sola imposizione delle mani permette a Christian di curare malattie, di guarire dalle dipendenze, perfino di risvegliare i morti. E se può farlo, allora c’è speranza che le cose possano essere diverse per tutti, anche per noi che siamo esattamente come lui.

Ma come mai i prodotti di questo tipo si stanno moltiplicando in tempi recenti? Il punto è proprio la speranza. Abbiamo bisogno di speranza, di sapere che non è finita, che un futuro diverso è possibile. In un mondo che sembra correre sempre più velocemente verso il baratro, noi comuni mortali abbiamo bisogno di sapere che possiamo ancora salvarci. E chi meglio del Messia può toglierci dai guai, può farci vivere di nuovo? Un Messia che è in mezzo a noi, fra la gente che vive davvero le difficoltà della vita terrena. Uno come tanti. Poco importa poi che Christian sia o meno il nuovo Gesù di Nazareth, quello che conta è che noi vogliamo che lo sia. Ne abbiamo bisogno perché siamo in difficoltà, perché non abbiamo più fede, perché tutto ciò che abbiamo intorno ci sembra marcio. Qualunque sia il nostro personale motivo, la nostra mancanza o il nostro peccato, ci aggrappiamo alla figura salvifica che vogliamo vedere, e per soddisfare il nostro bisogno rischiamo di chiudere gli occhi davanti alla possibilità che in realtà le cose stiano diversamente. Facciamo affidamento su qualcuno che riteniamo possa essere la nostra salvezza magari solo perché ci sembra agli antipodi rispetto a quella che abbiamo capito non essere la strada giusta per noi.

Noi umani siamo così, abbiamo bisogno di semplificare, bianco o nero. Ma il mondo è tutto fuorché semplice e ci sono una marea di sfumature nel mezzo. È tutto più fluido, proprio come la carbonara, l’amatriciana e la gricia non sono poi così diverse. Abbiamo bisogno di pensare che ci sia il cattivo e ci sia il buono, e soprattutto abbiamo bisogno di credere di essere dalla parte giusta. Vogliamo affidarci a quello che ci sembra il bene, seguirlo, ma il più delle volte ci serve una guida perché non siamo capaci di raggiungerlo da soli. Cerchiamo il nostro Messia e abbiamo così tanto bisogno di trovarlo da non renderci conto di chi abbiamo davanti. Cerchiamo Gesù ma non siamo capaci di distinguerlo dall’Anticristo.

Forse ci basterebbe provare a migliorare noi stessi, a essere quello che cerchiamo al di fuori di noi, perché quando si tratta di perdonare, di porgere l’altra guancia, facciamo ancora fatica e la bontà che siamo convinti ci appartenga si scioglie come neve al sole. Però ancor prima dovremmo accettare di non essere totalmente buoni, ma neanche totalmente cattivi. In un sistema delle cose complesso in cui bene e male confluiscono continuamente andando a delineare la realtà in cui viviamo, noi siamo umani e questa forse è davvero l’unica cosa semplice. Magari il giorno in cui cominceremo ad accettarlo sarà proprio quello in cui ci sembrerà più facile vivere. Perché alla fin fine che cos’è la vita se non il paradiso e l’inferno in terra?

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