Piazza Fontana, 121269

Piazza Fontana, 121269

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Sei tornatə? Se hai continuato l’ascolto del resto delle puntate è molto meglio per te. Io qui cercherò di rendere giustizia al podcast d’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana.

C’è poco da dire in più. Quello che hai appena ascoltato è “La bomba”, il primo episodio di 121269, un enorme podcast, sia per durata che per intensità, scritto e narrato da Alberto Nerazzini con Andrea Sceresini. 13 ore di voce profonda, parole pesate e ironia discreta che sembrano volare via in pochissimo tempo. 

121269 è l’inchiesta sui fatti precedenti, coevi e successivi al 12 dicembre 1969, il giorno più buio per l’Italia, il giorno che ha trasformato un intero paese, «il giorno dell’innocenza perduta» per citare Giorgio Boatti.  

Nerazzini ci prende per mano, ci accompagna dentro la Banca dell’Agricoltura e ci fa vedere attraverso i suoi occhiali, appannati per la differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno. Occhiali che, però, appena si puliscono, ci aiutano a vedere nitidamente quel grande e massiccio tavolo attorno al quale si svolgeva il mercato, quello stesso tavolo ottagonale sotto al quale verrà posizionata la borsa che farà 17 vittime e 88 feriti «aprendo un cratere largo circa un metro nel pavimento e colpendo alla cieca». 

«È vero che è scoppiata la caldaia», e io gli dico: «no, la caldaia non è qui». Mi dice: «va bene, ma cosa vede vicino a sé, cosa riesce a distinguere?». E io sento la mia voce che dice all’agente: «mah è troppo buio però qui sul bancone vedo un braccio». 

È la scena che si presenta davanti agli occhi di Fortunato Zinni, la prima testimonianza viva della strage che sentiamo. 

La prima puntata del podcast è un grande setup della lunga storia grazie al quale entriamo in contatto con gli enigmi attorno ai quali si svolgerà l’indagine: la caldaia, la borsa, le testimonianze e l’odore di mandorle amare. Sì, perché, come racconta Zinni, quel particolare odore che ha sentito subito dopo lo scoppio della bomba lo ha riportato alla Seconda Guerra Mondiale quando da bambino vedeva e sentiva le esplosioni delle granate vicino alla sua abitazione lungo la Linea Gustav. 

La capacità di Alberto Nerazzini e di Andrea Sceresini di scavare a fondo negli eventi eleva il podcast a saggio storico e a manuale di giornalismo. Da Fortunato Zinni, si passa ad Achille Serra che nel dicembre del 1969 è un semplice poliziotto e che poi diventerà questore di Milano, e al ruolo dell’informazione, ancora dominata dal servizio pubblico della RAI e dai giornali che riprendono le veline che, come viene detto nel podcast, sono assimilabili alle fake news. È necessario quindi citare Bruno Vespa e il suo “scoop” in cui sbatte il mostro anarchico Pietro Valpreda in prima serata. 

Ecco che gli anarchici, ancora una volta, compaiono come capri espiatori nella Storia d’Italia e 121269 ci aiuta a capire il perché di questo atteggiamento e spiega, una volta per tutte, come mai la pista anarchica è la prima a essere battuta. Sono i primi a essere interrogati. Prima ancora dei testimoni della strage come Fortunato Zinni. 

La madre di tutte le bombe, come è stata definita, è uno spartiacque nella storia italiana, un momento che ha bisogno di essere ricordato e conosciuto ancor di più oggi, a più di cinquant’anni da quelle 16:37 del 12 dicembre 1969. 

I fatti precedenti, nel racconto che fa Alberto Nerazzini, si uniscono e si intrecciano ai fatti successivi il 12 dicembre, creando una trama intricata e difficile da sbrogliare, ma che il giornalista riesce a sciogliere con grande maestria. Il giornalista investigativo, come uno scienziato che studia le cause di un fenomeno lontano nel tempo, ci riporta al 25 aprile 1969 – le bombe alla Fiera e alla Stazione di Milano – perché, si ascolta, «per costruire una grande menzogna un po’ di tempo serve» e perché è considerata “la prova generale” come recita il libro di Paolo Morando (citato anche nel podcast) “Prima di Piazza Fontana: La prova generale” (Laterza, 2019). 

Il racconto di quel giorno, sette mesi prima della bomba in Piazza Fontana, ci viene fatto dal protagonista, suo malgrado, colui che è stato incarcerato, pur non avendo commesso alcun reato, proprio come Pietro Valpreda: Paolo Faccioli, anarchico di 19 anni, che quel 25 aprile era seduto a tavola con GGF, Gian Giacomo Feltrinelli (altro personaggio la cui storia è intrisa di mito e mistero). 

Paolo Faccioli, mentre la madre di tutte le bombe esplode, era in carcere e un altro grande protagonista, nuovamente suo malgrado, di quegli eventi, Giuseppe Pinelli, gli scrive una lettera, di cui riporto uno stralcio:

«[…] Siccome tua madre non vuole che invii soldi, vorrei inviarti libri, libri non politici (che me li renderebbero) così sono a chiederti se hai letto Spoon River, è uno dei classici della poesia americana, per altri libri dovresti darmi tu i titoli. Qua fuori cerchiamo di fare del nostro meglio, tutti ti salutano e ti abbracciano, un abbraccio in particolare da me ed un presto vederci. Tuo Pino»

Un saluto amaro, quello di Pino. La lettera la scrive al pomeriggio, la consegna e poi viene fermato. Pinelli non uscirà vivo dalla questura di Milano, lo sappiamo, e i nomi di Guida, Calabresi e Allegra sono scolpiti sui libri di storia accanto al suo. I loro ruoli nella morte del ferroviere anarchico Pinelli non verranno mai chiariti e, purtroppo, non ci riesce neanche 121269, ma ci va davvero vicino con delle testimonianze uniche. 

Il podcast di Alberto Nerazzini ha però un ultimo pregio. 
Molto spesso quando si parla della strage di Piazza Fontana si preferisce parlare di Pinelli, di Valpreda e dei grandi depistaggi, ed è giusto farlo. Ma, essendo una storia molto intricata e difficile da seguire nei minimi dettagli, si perde il filo quando si deve parlare di chi ha realmente commesso quella strage di innocenti – così come ho fatto anche io. Il pregio di 121269 è proprio questo: riuscire a ricomporre ogni minimo dettaglio di quell’evento per parlare principalmente dei neri, dei fascisti che hanno commesso quella strage, delle indagini che il giudice Guido Salvini ha continuato a fare dopo il 2005, dei camerati ancora orgogliosi rintanati nelle loro case, come se niente fosse successo, e che invece Nerazzini e Sceresini scovano. 

121269 parla di questo e di molto altro – di come fare giornalismo e di come non farlo, delle altre bombe di quella giornata, del Processo di Catanzaro, di Franco Freda, di Guido Giannettini, di Delfo Zorzi, di piccole storie affluenti della Grande Storia – e per questo vi consiglio l’ascolto
Mettetelo nella vostra libreria mentale e ogni tanto andate a ripescarlo – non soltanto il 12 dicembre, ma anche il 25 aprile, il 2 agosto, la notte tra il 3 e il 4 agosto o il 28 maggio – perché tutto quello che è successo in queste giornate, così apparentemente anonime, è unito da un’unica matrice: il neofascismo. 

Le altre puntate del podcast le puoi trovare su Spotify qui, qui e qui. Il resto della stagione, invece, si trova su Audible e bisogna abbonarsi, ma i primi 30 giorni sono gratis e in un mese riesci ad ascoltarlo tutto. 

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