Licorice Pizza
Regia 5
Soggetto e sceneggiatura 5
Fotografia 4
Cast 5
Colonna sonora 4

È l’accidentalità di un incontro, spesso, a rendere inevitabile il richiamo dei sentimenti, o il desiderio, inconsapevole e primitivo, di non rendere quell’incontro marginale e fare in modo che una fatalità diventi un lungo viaggio emotivo attraverso la consapevolezza che l’amore è ineludibile e che tentare di fuggirlo non servirà a ingannarlo. Licorice Pizza ci ..

Summary 4.6 favoloso

Licorice Pizza

È l’accidentalità di un incontro, spesso, a rendere inevitabile il richiamo dei sentimenti, o il desiderio, inconsapevole e primitivo, di non rendere quell’incontro marginale e fare in modo che una fatalità diventi un lungo viaggio emotivo attraverso la consapevolezza che l’amore è ineludibile e che tentare di fuggirlo non servirà a ingannarlo. Licorice Pizza ci insegna (o meglio ci racconta, perché alcune cose non si possono insegnare) che un cammino è fatto di piccoli passi, che un fuoco ha bisogno di aria per divampare, che è l’amore a dettare i tempi di un epilogo. E Gary, il protagonista del film, sembra esserne consapevole, sembra essere in grado di intravedere quell’epilogo fin dal primo incontro con Alana in cui le dice (o le rivela) «io non ti dimenticherò e tu non dimenticherai me». 

E risulta quasi impossibile non vedere in Licorice Pizza un contrappunto a Il filo nascosto, nella volontà di raccontare le due facce della stessa medaglia, le due anime dello stesso sentimento: se ne Il filo nascosto l’amore è tale solo se prevede un controllo e raggiunge l’apice della sua tossicità quando il dolore lo costringe al compromesso per sopravvivere, annullando le individualità, in Licorice Pizza si tratteggia un sentimento più libero, silenzioso, in cui i protagonisti rimangono padroni di loro stessi e, di conseguenza, della consapevolezza di ciò che li unisce e della sua purezza.

Quello che riesce a dipingere Paul Thomas Anderson è un affresco di libertà emotiva e di capacità di definirsi anche nell’assenza dell’altrə, sullo sfondo della Hollywood decadente e artefatta di inizio anni settanta in cui i miti sono la parodia di sé stessi o dei personaggi che hanno interpretato sui grandi schermi, in cui le strade o i locali trascendono il mondo fisico per farsi palcoscenico insostituibile (a tratti onirico) dell’amore che porta in scena.

E se la scena assume i tratti indistinti del sogno, se nella consapevolezza della lontananza si manifesta un dolore palpabile, allora quei piccoli passi diventano una corsa per ricongiungersi con sé stessi, con la proria libertà, tra le braccia di quella persona che in quell’epilogo aveva sperato fin dal primo incontro.

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