Nope
Regia 4
Soggetto e sceneggiatura 3
Fotografia 4
Cast 4
Colonna sonora 3

Cosa fareste se vostro padre rimanesse ucciso dopo essere stato colpito in un occhio da una moneta caduta dal cielo insieme a una vastità inquietante di altri oggetti di uso comune? E se qualche mese dopo, durante un blackout, una presenza sconosciuta proveniente da una nuvola attirasse a sé i cavalli del vostro ranch rilasciando ..

Summary 3.6 bello

Nope

Cosa fareste se vostro padre rimanesse ucciso dopo essere stato colpito in un occhio da una moneta caduta dal cielo insieme a una vastità inquietante di altri oggetti di uso comune? E se qualche mese dopo, durante un blackout, una presenza sconosciuta proveniente da una nuvola attirasse a sé i cavalli del vostro ranch rilasciando tutto ciò che non è commestibile, come vi comportereste? Io me la darei a gambe prima ancora di riuscire a dire “Oh cazzo”, ma non è proprio così che si comportano i protagonisti di Nope.

Quando esce un nuovo film di Jordan Peele non c’è niente da fare, io devo vederlo. Sarà perché sono da sempre un’amante degli horror, sarà perché so che la critica sociale è sempre dietro l’angolo o forse solo perché tendo a essere tremendamente attratta da ciò che mi risulta di difficile comprensione, fatto sta che i suoi film sono per me una garanzia. Se beccare su Youtube il trailer di Nope è stato quindi per la sottoscritta come una ventata d’aria fresca in un pomeriggio d’agosto forlivese, guardare il film è stata l’esperienza della quale non sapevo di avere bisogno. Un’esperienza che ha raggiunto dei livelli di difficile comprensione che fanno sembrare Get out e Us dei libri di Geronimo Stilton.

Nope è incredulità allo stato puro

OJ ed Emerald Haywood sono i protagonisti di quello che posso senza alcuna difficoltà definire uno dei film più assurdi che io abbia mai visto, un film che si sviluppa in un continuo alternarsi tra passato e presente denunciando le pecche della nostra società oggi come allora. Nel passato, lo scimpanzé protagonista della sitcom Gordy’s Home impazzisce dopo lo scoppio di un palloncino e crea il caos, uccidendo alcune delle persone sul set. Nel presente, Em e OJ Haywood si rendono conto che sul ranch di famiglia aleggia una presenza molto simile a un UFO – nascosta in una nuvola che a differenza delle altre sembra essere sempre ferma – e decidono di documentare il fenomeno. Sono i primi a rendersi conto dell’assurdità di ciò che hanno davanti, tanto che in diverse occasioni l’unica cosa che riescono a dire è – appunto – Nope. Il loro obiettivo comunque è molto semplice: non c’è nessuna voglia di conoscenza, e quella di vendicare la morte del padre avvenuta a causa di quella stessa presenza non è comunque preponderante. Ciò che vogliono è solo ottenere una storia “stile Oprah” e guadagnare un bel po’ di soldi. Dunque si attivano per riprendere il tutto, creando un piano per attirare a sé l’entità o, come preferiscono chiamarla, Jean Jacket.

Che i protagonisti degli horror prendano costantemente decisioni poco sagge è cosa risaputa, altrimenti gli horror non esisterebbero. Ma quello che differenzia Nope dal resto della categoria sono le motivazioni per le quali queste decisioni poco sagge vengono prese. Salvarsi, salvare i propri cari, addirittura salvare il mondo, di solito si tratta di questo. Per OJ ed Em però è diverso: loro vogliono guadagnare e, in pratica, creare spettacolo. In un mondo in cui le persone si concentrano più sull’apparire che sull’essere e in cui la propria vita viene spesso data alla mercé del pubblico in cambio di un po’ di visibilità, quello che OJ ed Emerald fanno è rischiare di spettacolarizzare anche la propria morte pur di avere del materiale. Prima di cominciare a difendersi da quello che è a tutti gli effetti un qualcosa di sconosciuto, decidono di andargli incontro senza pensarci troppo. Non sono ignari del pericolo, semplicemente lo bypassano nelle loro menti per perseguire quello che ai loro occhi è un fine superiore, ma che nella pratica altro non è che materialismo allo stato puro.

Tutto è spettacolo

OJ ed Emerald trattano Jean Jacket come se fosse uno scimpanzé della TV o uno dei cavalli che addestrano per i film hollywoodiani: vogliono controllarlo e farne un mezzo utile al proprio scopo. In fondo, sono poi così diversi da noi? Dalla nostra ricerca di spettacolo che senza accorgercene diventa quasi un bisogno? Viviamo in quella che Guy Debord definiva la società dello spettacolo, in cui non solo lo spettacolo è ovunque intorno a noi, ma rappresenta anche un ordine sociale ben definito. Un ordine che Jordan Peele, come suo solito, non esita a criticare.

Anche stavolta porta sullo schermo protagonisti afroamericani, che si presentano come i discendenti del fantino di Sallie Gardner at a Gallop, una serie di foto tardo-ottocentesche considerata tra i primi esperimenti di cinematografia. Insomma, sono i discendenti di un uomo che potrebbe essere ricordato da tutti nell’industria cinematografica ma che è stato praticamente dimenticato da un sistema che costantemente marginalizza le minoranze tutte, gli afroamericani, gli asiatici, i latini, le persone che fanno parte della comunità LGBTQI+. Persone le cui storie sono spesso sfruttate almeno tanto quanto lo è lo scimpanzé Gordy e alle quali Peele cerca di riconsegnare il proprio posto. E non è un caso che l’industria sia rappresentata da un maschio bianco etero cis menefreghista.

Per tirare un po’ le somme, se siete alla ricerca del classico horror che vi faccia saltare dal divano con tanto di effetti sonori dal volume esagerato, allora Nope non fa per voi. Ma se volete un film che stimoli in voi una riflessione, allora è il caso che lo guardiate. Personalmente, come vi dicevo, ciò che non riesco a capire subito mi attrae, mi entra nella testa e non ne esce più. Resto lì a pensarci, continuo a riflettere su tutto ciò che potrei aver tralasciato, sui dettagli che non ho colto e sulle cose che invece, già comprese, mi hanno lasciata comunque a bocca aperta. E secondo me quando un film resta così tanto nella testa degli spettatori, che sia piaciuto o meno, ha comunque vinto. E io continuo a guardare il cielo e a pensare che c’è una nuvola che si muove meno delle altre, magari lì dietro si nasconde un animale volante non identificato che non sono pronta a combattere. Sarà meglio che cominci a scappare.

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