Il cinema sopra Berlino

Il cinema sopra Berlino

La Berlinale compie 74 anni e noi di BILLY, che l’amiamo in maniera sconfinata e smodata, vogliamo festeggiarla adeguatamente. Lo faremo parlando dei suoi film, provando a indagarne il senso nonché la capacità di preannunciare il futuro o di delineare il presente. A nostro modo di vedere, infatti, da anni la Berlinale è, tra i principali festival di cinema del mondo, quello più radicale, conflittuale e allergico ai compromessi, un luogo — anche fisico — in cui si agitano le pulsioni e i disordini maggiormente inattuali rispetto alla contemporaneità.

Berlino non è solo una città, ma è persino uno stato dell’anima, così come la Berlinale non è un “semplice” festival, ma addirittura un luogo dell’anima, ed è questo il motivo per cui l’«anche» della frase precedente è in corsivo. La città e il festival vivono di un dialogo permanente e si compenetrano, la Berlinale non è per nulla recintata in uno spazio rigido e inaccessibile, tipo in un’isola a lei dedicata, e invece piuttosto sconfina, si diluisce e si diffonde, innervando gli spazi e gli umori della capitale tedesca, da est a ovest.

Riesce così, la Berlinale, a intrecciare i desideri di cineasti, critici e semplici appassionati di cinema di tutto il mondo, attivando un confronto, a tratti creativamente conflittuale, che si svolge attraverso l’audiovisivo e il suo linguaggio e che spesso sosta in una materia densa di grande spessore sociale, culturale e politico. Le sue sezioni articolano, in questo senso, tensioni diverse che si annodano tanto al presente quanto al passato e che adottano idee e pratiche di cinema più o meno sperimentali ma quasi sempre antagoniste rispetto alle attitudini più consuete e rassicuranti dell’audiovisivo.

La Berlinale è infatti un fattore determinante dell’oggi sia per le sue retrospettive in grado di attualizzare il patrimonio cinematografico mondiale del passato, sia per la sua capacità di proporsi e lasciarsi agire come una delle piattaforme più significative per il cinema indipendente e sperimentale, sia infine perché è un luogo cruciale per il networking, per il mercato e per la collaborazione tra autori emergenti e consolidati.

Di più: è uno dei più partecipati tra i grandi festival, con costi accessibili, con una forma di democratizzazione d’accessi non usuale e che all’inizio lascia spiazzati, con sale — spesso enormi e sparse per tutta la città — di frequente completamente gremite e un pubblico sempre coinvolto e attivo, con un tappeto rosso neanche vagamente paragonabile a quello di Venezia o Cannes ma con una forza rara e inquieta, in grado di scompigliare gli equilibri. Certo, il rischio della dispersione è presente, rispetto ad altri festival più “concentrati”, ma la relazione con la città resta impagabile e rappresenta, non solo in termini prospettici, un valore aggiunto. In questo senso, come dicevamo, la Berlinale somiglia e si assimila alla sua città: policentrica, mai uguale a se stessa, in perenne evoluzione, ebbra e in continuo fermento, in un divenire incessante, povera ma sensuale, satura di Storia, freddo, malinconia, passi fino alla frontiera, tragedia, destino, passeggeri che corrono, cielo e angeli che ti guardano dalla Gedächtniskirche. 

L’Internationale Filmfestspiele Berlin non è allora una vetrina, è piuttosto un catalizzatore di idee e un piano per la diversità e la contaminazione culturale, sul quale si offrono forme e contenuti — storie — che difficilmente sono rintracciabili altrove, con la forza di un impatto duraturo sulla cinematografia globale.

E noi di BILLY, che siamo sconsideratǝ e ambiziosǝ, che ospitiamo moltitudini e cerchiamo di vedere le cose in questo stesso modo, noi che abbiamo desideri limitrofi a quelli della Berlinale, abbiamo deciso che a febbraio soggiorneremo a Berlino, in molti modi differenti: soprattutto parlando dei film, dei sogni e degli incubi che vi abbiamo incontrato o che ci hanno intercettato mentre uscivano da lì come una profezia o come un ritratto del reale, e poi raccontatovi il festival nel suo svolgersi, dall’interno. Perché anche noi, come Marlene Dietrich, abbiamo ancora una valigia a Berlino.

logo

Related posts

Speciale Berlino: Orso d’Argento a Paul Thomas Anderson

Speciale Berlino: Orso d'Argento a Paul Thomas Anderson

Quando nel 2008 There will be blood (da noi Il Petroliere) vince l’Orso d’Argento per la miglior regia a Berlino, il film è uscito nelle sale statunitensi già da dicembre del 2007, con una prima proiezione di fine settembre al Filmfestival di Austin, in Texas. Alla competizione della Berlinale...

Tornare a vedere: Avatar 3D di James Cameron, tredici anni dopo in sala.

Tornare a vedere: Avatar 3D di James Cameron, tredici anni dopo in sala.

Qualche giorno dopo essere tornato in sala a rivedere Avatar in 3D mi è capitato di trovarmi in sala a rivedere un’altro film ben diverso, più “vecchio” di quello di James Cameron di almeno una decina di anni e mi riferisco a eXistenZ di David Cronenberg, proiettato alla Cineteca di Bologna in...

La caduta (?) dei giganti – Succession e Silvio Berlusconi

La caduta (?) dei giganti - Succession e Silvio Berlusconi

Dopo Ted Lasso e La fantastica signora Maisel anche un’altra serie che ci ha accompagnato in questi ultimi anni è giunta alla conclusione con la sua ultima stagione, stiamo parlando di Succession (ideata da HBO), che vede protagonista il magnate Logan Roy (Brian Cox) e i suoi tre figli Ken...