The Girlfriend: il duello tra maternità e classe

The Girlfriend: il duello tra maternità e classe

The Girlfriend è l’adattamento Prime Video del romanzo di Michelle Frances del 2017. Diretta (per i primi 3 episodi) e interpretata da Robin Wright, la miniserie in sei episodi porta sullo schermo l’ossessione materna e la lotta di classe in un racconto che mescola melodramma, thriller psicologico e satira sociale. La trama ruota attorno a Laura Sanderson (Robin Wright), elegante gallerista londinese trasferitasi da New York, e a suo figlio Daniel (Laurie Davidson), studente di medicina e “bambino d’oro” di una famiglia ricchissima. I due condividono una relazione morbosamente stretta: i critici hanno parlato apertamente di incest vibe per descrivere il modo in cui madre e figlio si accarezzano nella piscina del seminterrato o si confidano in sauna. Il passato di Laura spiega parte di questa fusione. In una scena il marito Howard ricorda che hanno perso una figlia; quel lutto, unito a un matrimonio ormai svuotato da un tradimento, ha trasformato Daniel nel centro affettivo della madre. La conseguenza è una donna iperprotettiva che non sa lasciar andare il figlio adulto e che reagisce con gelosia quando lui porta a casa Cherry (Olivia Cooke): la fidanzata del titolo.

Maternità, controllo e complesso edipico

La serie presenta la maternità come un potere ambiguo: cura e controllo si confondono. Laura è convinta di proteggere Daniel, ma il suo amore si manifesta in azioni manipolatorie sempre più estreme. Quando Cherry provoca una caduta in arrampicata che manda Daniel in coma, Laura mente spudoratamente: fa credere alla ragazza che il figlio sia morto, convince Daniel che la fidanzata l’abbia abbandonato e le sabota la carriera. Robin Wright costruisce un personaggio glaciale che alterna abbracci materni a sguardi da predatrice. La regia sottolinea la sotterranea pulsione edipica: Daniel e Laura si baciano sulle labbra, ridono seminudi nella piscina del palazzo e compongono un quadro di intimità tanto inquietante quanto plausibile in una famiglia che ha perso un equilibrio normale. La maternità viene così mostrata come un’energia che può diventare tossica, soprattutto quando la madre interpreta l’amore come possesso e non come emancipazione.
In parallelo la serie esplora il punto di vista di Cherry. Giovane agente immobiliare con un rapporto ambiguo con la verità che mente sulle sue origini working class e finge di conoscere la buona società. Ma anche lei rivendica il desiderio di proteggere Daniel. Nel finale, Cherry appare incinta e viene mostrata come una futura madre capace di rimuovere chi si frappone tra lei e il suo obiettivo. Mentre Laura affoga nella piscina (morte che ribalta il finale del romanzo), Cherry ottiene il figlio e la casa: la maternità diventa qui uno strumento di avanzamento sociale.

La questione di classe

Se la maternità è il primo tema, la differenza di classe è infatti l’altro motore della narrazione. La serie mette a confronto due mondi. Da una parte la villa dei Sanderson, con piscina privata, case vacanza e una galleria d’arte mantenuta segretamente dal marito di Laura. Dall’altra, l’ambiente da cui proviene Cherry, figlia di un macellaio e di un muratore. I segnali di questa distanza sono ovunque: durante una vacanza Daniel presume che Cherry sappia giocare a tennis, perché nel suo ambiente “tutti” lo fanno; una commessa le ricorda che il vestito che sta comprando non può essere restituito, con una cortesia che cela un giudizio sociale. Per emergere, Cherry deve recitare un ruolo, cancellare il proprio accento, farsi “più raffinata”. Questa differenza alimenta la diffidenza di Laura, che teme di essere spodestata da una giovane donna senza titolo, e anche la rabbia di Cherry, che vede la facilità con cui i privilegiati ottengono ciò che lei deve conquistare con fatica.

Struttura e soggettività

Uno dei punti di forza di The Girlfriend è proprio la sua struttura bifronte. Ogni episodio è diviso in due metà, la prima dal punto di vista di Laura e la seconda da quello di Cherry, lo spettatore assiste così alle stesse scene attraverso lenti diverse, rendendosi conto di come un gesto affettuoso possa sembrare invadente e una battuta innocua diventi un’offesa. Questo dispositivo costringe a rinegoziare continuamente le simpatie: appena si è portati a giustificare una delle due protagoniste, la prospettiva successiva ribalta le certezze, mentre fotografia sofisticata e le ambientazioni lussuose accentuano la distanza tra l’apparenza di perfezione e le tensioni sotterranee.

Pregevolezze e pecche

Nel ritrarre la rivalità tra suocera e nuora, la serie non inventa nulla di nuovo, ma amplifica il conflitto fino a trasformarlo in un duello spietato che parla di classismo e di desiderio di potere. Wright e Olivia Cooke si dimostrano all’altezza del compito: la prima porta in scena una madre dominatrice, la seconda una giovane determinata ma ambigua. Il loro confronto è la parte migliore dello show. Non mancano però le cadute di tono: dopo un avvio teso e coinvolgente, la trama si abbandona a svolte improbabili, hack sui social, vendette melodrammatiche e un finale sopra le righe. Daniel rimane poco più che un oggetto del contendere, privo di spessore psicologico, e alcuni colpi di scena risultano forzati. A tratti, la serie sembra indecisa se essere un thriller elegante o un soap ad alto tasso di trash.

Pur con i suoi eccessi, The Girlfriend offre però uno sguardo intrigante sulla maternità come forma di controllo e sulla mobilità sociale come guerra di nervi. Il racconto suggerisce che il potere materno può degenerare in ossessione e che la sete di riscatto può giustificare azioni discutibili. Ci invita anche a domandarci perché la narrazione mette sempre le donne una contro l’altra per la conquista di un uomo. Il risultato è un prodotto imperfetto, a volte sopra le righe, ma capace di stimolare una riflessione su quanto le dinamiche familiari e di classe condizionino la vita emotiva e le scelte dei personaggi.

logo

Related posts

Euphoria

Euphoria

Le dipendenze (dalle relazioni) Ogni volta che qualcunǝ decide di rappresentare su schermo quel periodo di merda della vita che è l’adolescenza, rischia di farlo banalizzandolo e stereotipandolo, esattamente come ho appena fatto io definendolo «periodo di merda».Invece, Sam Levinson racconta...

Landscapers e il confine tra reale e immaginario

Landscapers e il confine tra reale e immaginario

Un'immagine in 4:3, un bianco e nero che ha il sapore dei vecchi noir anni ’50, un'istantanea su una piazza in cui tutto appare immobile e immutabile, fissato nel tempo e dal tempo (come una cartolina, come un ricordo). La stessa immagine prende colore, cambia il formato, comincia a cadere una...

The Bear

The Bear

Andrebbe presa a piccole dosi perché altrimenti rischia di travolgerti e fagocitarti con i suoi tempi forsennati e la sua imprevedibilità, oppure si può tentare di starle dietro, seguendo il suo ritmo e le sue regole, sperando di riuscire a trovare il momento giusto per respirare e riprendere...