“10s Across The Borders” di Chan Sze-Wei

“10s Across The Borders” di Chan Sze-Wei

Esistono luoghi in cui la libertà di essere se stess* è un valore perennemente messo in discussione, ed esistono luoghi in cui invece è un valore indiscusso. Esistono luoghi che nascono come case e che si rivelano poi gabbie che tolgono l’aria anche attraverso lo spazio tra una sbarra e l’altra, ed esistono luoghi che sono persone, casa, famiglia. Luoghi che si spostano nello spazio ma restano ciò che sono: enclavi in cui la propria essenza può essere espressa senza freni né limiti. Luoghi dalle geografie flessibili che attraversano i confini di Stati e Continenti per permettere a chi li vive di essere liber*, di stare finalmente bene.

10s Across The Borders ci porta in viaggio tra queste geografie in movimento attraverso la Ball Culture.

Un fenomeno che ha origine nella comunità LGBT di Harlem, negli Stati Uniti, e che noi ritroviamo in un’Asia connessa e senza confini tra Thailandia, Malesia e Filippine. E oltre, sempre oltre, ancora oltre. A presentarcelo, a portarci per mano in una cultura vissuta con infinito rispetto per le sue radici anche da chi per origine non le condivide, sono tre personalità che della Ballroom community nel sud-est asiatico sono stati tra i fautori: Aurora Sun Labeija, Xyza Pinklady Mizrahi e Teddy Ong. Madri e Padri al servizio delle Case e di chi ne fa parte. Di gruppi di persone che fanno del ballo, del voguing e della più generale performance un potentissimo strumento di libertà.

Attraverso un nome che all’interno della Ballroom Culture è anche il più perfetto dei giudizi, 10s Across The Borders ci apre le porte di Case che sono famiglie per scelta. Famiglie che vengono diffuse con chi le vive nello spazio e nel tempo, con un senso di condivisione che appare praticamente senza limiti. Le Case escono dalla geografia fisica della città e del Paese per entrare nella geografia dell’anima, quella in cui si dispiega la mappa di chi siamo davvero e di chi potremmo essere se solo aspirassimo a diventare ciò che vogliamo di noi. Nei 99 minuti in cui 10s Across The Borders si articola, i membri di queste famiglie per scelta – Madri, Padri e figli bisognosi di una strada da seguire e di qualcuno con cui percorrerla – raccontano cosa li ha portati a unirsi a una cultura dalle origini tanto distanti eppure così vicine.

Il documentario di Chan Sze-Wei è una porta su un’umanità complessa e diffusa.

C’è chi nella Ball Culture è arrivat* per caso e chi invece con profonda consapevolezza. C’è chi una casa e una famiglia d’origine le ha ancora e chi invece si è trovat* senza niente e nessuno, prima che un nuovo tutto arrivasse a riempire la propria esistenza. Ci sono persone che ci sono l’una per l’altra ben oltre l’insegnamento e la condivisione di performance e competizioni. Persone diverse accomunate da un bisogno primordiale di essere e di sentirsi a proprio agio con il proprio sé e con tutto ciò con cui questo sé deve relazionarsi per essere nel mondo.

Tra un’intervista e l’altra, tra una lezione e l’altra, tra una competizione e l’altra, ciò che 10s Across the Borders fa uscire fuori continuamente e inesorabilmente è l’umanità di chi sa che l’accettazione non è mai garantita e vive come un privilegio l’averla trovata. Un privilegio quasi ingiusto proprio in quanto tale, in quanto non standardizzato. Minuto dopo minuto il documentario dispiega una storia di profonda vicinanza umana, con la consapevolezza di quanto le strade possano dividersi ma la condivisione di esperienze e vissuti resti indelebile. Una storia di altrettanto profonda e dolorosa lotta affrontata con un’energia piena e pura.

Se dovessi riassumere 10s Across The Borders con una parola, sarebbe senza dubbio comunità. Comunità come gruppo, comunità come sogno. Comunità come chi non si è arres*, e va avanti per sé e per tutt*.

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