Obsession
«Attento a ciò che desideri perché potresti ottenerlo»
(Oscar Wilde)
Non sappiamo se Obsession, il film d’esordio di Curry Barker, diventerà un cult, ma di sicuro possiamo dire che è un’opera molto intelligente, lontana anni luce da filmacci come Una donna promettente (Emerald Fennell, 2020), e non solo per come tratta l’aspetto della relazione tossica – perché così si finirebbe per sminuirla – ma proprio per l’analisi della psicologia di chi la provoca.
Andiamo con ordine: Bear (Michael Johnston) è il classico ragazzo timido che si innamora della sua collega di lavoro Nikki (Inde Navarrete). Incapace però di dichiarare i suoi sentimenti, una sera, dopo averla riaccompagnata a casa, decide di spezzare un “bastoncino della fortuna” acquistato in un negozio, desiderando che Nikki lo ami «più di chiunque altro». Incredibilmente, dopo pochi secondi la sua volontà viene esaudita; ma il comportamento della ragazza assume fin da subito forme inquietanti, prendendo una piega sempre più sinistra che porterà a conseguenze tragiche.
È qui che l’egoismo di Bear accende la miccia che innesca il tutto: nonostante si renda immediatamente conto che i modi di fare di Nikki sono sempre più strani – e che le confidenze e gli avvertimenti dei suoi amici (nonché colleghi di lavoro) vanno nella stessa direzione – tutto sembra valere fino a un certo punto, perché Bear cerca di tenere duro e di portare avanti la relazione che sogna da sempre. Ma è appunto solo il suo sogno, qualcosa che ha imposto e che la vera Nikki non vorrebbe: sì, perché nel suo corpo è come se fosse venuto ad abitare qualcosa che non è lei, che la soffoca e che cerca di prenderne il posto, seguendo un sentimento che non è naturale, ma la volontà di un altro.
In Nikki nasce dunque un’altra personalità, una personalità malata, fuori di testa, per assecondare il desiderio di Bear, che però non vuole questo: lui vorrebbe che la ragazza che ha sempre conosciuto fosse innamorata di lui, ma questo non è possibile. Ed ecco che allora l’altra Nikki, «Nikki la stramba», non basta mai – «Perché non riesci ad amarmi?» gli ripete più volte – e i suoi atteggiamenti si fanno sempre più lunatici, possessivi, aggressivi, violenti, autolesionisti, arrivando letteralmente a bloccarsi quando lui esce di casa.
La relazione tanto agognata si trasforma in un incubo da cui Bear non riesce a uscire: lui stesso finisce vittima del proprio desiderio, dell’essersi – come velatamente lo accusano anche i suoi amici – “approfittato della situazione”. Ecco allora che Obsession è anche un film sui pericoli del desiderio e sulle sue conseguenze in un’epoca ultracapitalista – quella in cui Barker, classe 1999, è nato e cresciuto – in cui tutto avviene e si consuma in fretta senza godersi nulla, e di continuo si è spinti a desiderare cose nuove perché niente ci basti.
Nella sua commedia horror, che presenta richiami a Sam Raimi, Curry Barker tratta con estrema raffinatezza le dinamiche di una relazione tossica in cui il maschio cerca di imporre la propria volontà, e mostra come una ragazza finisca per annullarsi pur di assecondarla; ma, allo stesso tempo, la possessività e l’aggressività di lei sono un riflesso della possessività e dell’aggressività che subisce da quello che, in teoria, è il classico “bravo ragazzo”.
Il terrore, qui, non ha bisogno di particolari eventi soprannaturali; anzi, tutto è ricondotto a dinamiche fin troppo riconoscibili, in cui scene di gelosia, isteria e possesso all’interno di una coppia avvengono dentro la loro casa, che a un certo punto smette di essere uno spazio sicuro per diventare un luogo da cui si fa fatica a uscire e in cui si ha paura di rientrare; e perfino dormire accanto alla persona che ci sta vicino diventa un momento di tensione e angoscia.
Riuscendo a passare da situazioni divertenti a momenti tesissimi – grazie a un’ottima sceneggiatura e alla bravura dei due attori (in particolare Inde Navarrete, che alterna follia, dolcezza, seduzione, confusione e terrore in maniera sorprendente, divenendo il fulcro dell’opera), ricorrendo pochissimo alla CGI e senza mai essere didascalico – Barker firma un esordio col botto sul grande schermo, di cui sicuramente ci ricorderemo.




